Io Giambruno lo conosco

Sono una persona semplice: ciò che mi tocca direttamente mi fa arrabbiare molto di più che cose a me lontane. 

Per quanto possa immaginare alcune situazioni, delle volte l’orrore arriva a livelli tali che forse per protezione mi anestetizzo e riesco quasi a non sentire.

Invece se vedo una situazione che conosco bene la rabbia mi sale dentro e devo fare qualcosa per gridarlo al mondo.

Io Giambruno lo conosco.

Tutte le donne hanno incontrato, nel caso migliore, un Giambruno nella loro vita, ma la verità è che i Giambruno sono tanti, tantissimi e lui rappresenta perfettamente il maschio tossico, quello che odio profondamente.

“Le femministe odiano gli uomini”, ci dicono, no, le femministe non odiano gli uomini, le femministe odiano gli uomini come Giambruno e tutti quei tratti tossici che più o meno sono presenti in molti di loro.

Credo che sarebbe impossibile raccontare tutte le volte che ho avuto a che fare con un Gianbruno.

A volte si nascondono dietro battute apparentemente leggere, tipo stamattina al bar mentre bevevo un caffè, appena arrivata al bancone un tizio stava parlando a voce molto alta con il barista su quali succhi avesse e casualmente, dopo avermi attentamente scrutata ha avuto questa improvvisa voglia di chiedere un succo di banana.

Vedo con la coda dell’occhio che controlla se sto ridendo alla sua meravigliosa battuta, io con lo sguardo fisso sul mio caffè faccio finta che non esista, poi forse rivolgendosi a me: “Io scherzo eh, sto scherzando”.

Certo, state sempre scherzando, siamo noi che non capiamo mai il vostro umorismo di altissimo livello.

Ma questo è niente, magari in un’altra situazione avrei anche riso ma solo perché avrei pensato dentro di me quanto potesse essere ridicolo e misero un uomo che tenta di attirare l’attenzione di una donna pensando che fare riferimento alla banana potesse essere una buona idea.

I Gianbruno più fastidiosi sono però quelli che incontro mentre sto lavorando.

Mentre lavoro non posso sempre permettermi di rispondere.

Mentre lavoro devo, voglio restare concentrata sui miei obiettivi, voglio sempre mantenere un ambiente sereno e collaborativo e non posso permettermi di scattare come vorrei.

Quindi come la maggior parte delle donne, ho imparato anche io a trovare degli escamotage per liberarmi da questi viscidi untuosi esseri che importunano la mia giornata.

Così come quella volta che un collega che ancora non avevo neanche conosciuto dal vivo ha pensato fosse una buona idea farmi i complimenti per telefono su quanto fossi bella e su quanto fossi sprecata in quel ruolo. 

Quale fosse esattamente il nesso sulla mia presunta bellezza e il fatto che fossi sprecata come formatrice non gliel’ho potuto chiedere.

Oppure quando ha pensato fosse una buona idea dirmi di portare il costume, così che potessimo andare alle terme insieme durante la mia trasferta di lavoro.

O quando pensando al fatto che potessi farmi male mentre ero su una scala a sistemare dei prodotti, ha deciso di mettermi le mani sopra i fianchi, per prendermi al volo nel caso cadessi ovviamente, quanta premura.

Oppure quell’altro che durante una fiera mentre mi impegnavo a riempiere sacchetti da dare a potenziali clienti non faceva nulla ma si atteggiava come il Giambruno originale, per poi dirmi mentre ero piegata a prendere le buste: 

“Eh però Silvia non ti puoi piegare così, capisci che poi mi rendi difficile la cosa?”

Quella volta ho risposto e ovviamente la replica è sempre la stessa: “Eh Madonna non si può manco scherzare!”

O quella volta che cercava di lusingarmi dicendo ad altri uomini:

“Adesso dobbiamo organizzare un evento importante perché qua noi abbiamo una come Silvia, che facciamo non organizziamo qualcosa e ci portiamo Silvia, dobbiamo sfruttare sta fortuna.” 

NOI ABBIAMO SILVIA, CI PORTIAMO SILVIA.

Ovviamente la fortuna non erano le mie competenze lavorative di cui lui non sapeva assolutamente nulla ma il fatto che io nella sua testa ero una donna a sua disposizione per abbellire degli eventi lavorativi dove a lui era richiesto solo di far sembrare che sapesse qualcosa del suo lavoro.

Il tema trasferta ha sempre colpito questi uomini, anche lui pur venendo dalla mia stessa città pensava che fosse una buona idea organizzare qualcosa insieme da qualche parte, senza alcun motivo, perché io e lui non avevamo ragioni per fare trasferte insieme.

Quando poi non ho sorriso abbastanza a tutte le sue attenzioni andava dicendo che io ero quella cattiva e lo mettevo a disagio perché manifestavo la mia antipatia nei suoi confronti, tutto sempre ad alta voce, davanti agli altri che sorridevano di questo penoso siparietto.

Che dire anche di quello che un giorno invece di chiedermi come stavo mi ha chiesto se la sera prima avessi scopato perché lui no ed infatti era un po’ teso.

E ovviamente poi:

“Sto scherzando eh, lo sai, a me piace scherzare e so che tu sei una donna intelligente e mi permetto di farlo con te perché so che capisci”.

Capisco che sei un viscido verme disgustoso, ecco cosa capisco, capisco che tenti di esercitare il tuo privilegio di essere uomo e sottolineare la tua posizione dominante nei miei confronti. 

E sempre a proposito di intelligenza quello che pensava potesse farmi piacere sapere che era raro incontrare donne intelligenti come me, insistendo sul fatto che non era facile trovare donne intelligenti, non che lui fosse talmente stupido da non riconoscerle.

Questi sono solo una piccolissima parte delle cose che mi sono successe, tante le ho dimenticate, volute rimuovere, ma quando vedo Giambruno tutto torna perfettamente vivo, quelle sensazioni di disagio, di schifo, di rabbia, di umiliazione, quella consapevolezza che tanto a questi non succederà mai niente e se reagisci sarai marchiata per sempre come quella con cui non ci si può lavorare perché è sempre arrabbiata.

Questa è solo una piccola parte del perché sono stanca del potere maschile, perché sono disgustata dalla mascolinità tossica, perché questi atteggiamenti da smargiasso a volte sono plateali, come in questo caso, a volte meno ma si insinuano ogni giorno, facendoci sentire insicure, non prese sul serio e soprattutto ci spingono a mantenere sempre una fortissima diffidenza verso il genere maschile anche quando non c’è nulla da temere.

Per cui oggi mi sento di dire solo una cosa: sono contenta che Gianbruno abbia fatto questa plateale figura di merda e mi auguro davvero che ogni uomo che si riconosce anche solo un minimo in quei gesti provi almeno un po’ di vergogna o disagio e sappia che prima o poi toccherà a lui provare quel senso di impotenza con cui noi donne dobbiamo lottare ogni giorno.

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Laureata in filosofia, giornalista pubblicista, podcaster, formatrice, amo i gatti, i libri e viaggiare.
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