T’appartengo

Qualche settimana fa, durante la finale di X-Factor 2022, Ambra Angiolini ha cantato dopo 28 anni “T’appartengo”, canzone iconica degli anni Novanta, trash per alcuni, pop per altri, fino agli infiniti scenari che una canzone può suscitare nella gente.

Innegabile che l’impatto sia stato decisamente travolgente: sui social migliaia di condivisioni, per settimane è stata una delle canzoni più ascoltate in Italia e devo ammettere che nonostante non sia mai stata una fan di Ambra né oggi, né tantomeno ieri, quell’esibizione mi ha “toccato” qualche corda e ho rivisto il video e ascoltato la canzone più e più volte.

All’epoca di “Non è la Rai” avevo circa 10 anni.

Non ho mai subito il fascino di quel programma, anzi ho dei ricordi ben distinti sul fatto che pensavo che fossero tutte delle oche cretine e che quando sarei diventata adolescente non sarei mai voluta essere così.

In effetti quel programma faceva parte di una televisione di cui portiamo ancora dei segni indelebili e di cui ancora purtroppo non ci siamo liberati.

Sono stati anni di grande illusione perché è sembrato che le donne stessero prendendo finalmente degli spazi quando in realtà si stava semplicemente costruendo intorno a loro una gabbia, la gabbia della bellezza, del dover apparire ed essere sin da giovanissime in quel modo per poter contare qualcosa.

Nonostante questo Ambra è riuscita a costruirsi una sua identità ben precisa utilizzando quella situazione come trampolino di lancio per una carriera di grande successo.

Sicuramente è riuscita a prendersi degli spazi grazie al privilegio di essere bella ma anche ad altre qualità che l’hanno resa quella che oggi noi vediamo: una brava attrice, una donna di spettacolo elegante, dallo sguardo intelligente, profondo come la sua voce.

Proprio quella voce matura ha dato a “T’appartengo” un nuovo tono, una nuova prospettiva, di una donna imperfetta, vittima anche lei di questa gabbia dove è cresciuta ma che ha saputo superare, non rinnegando quel passato ormai diventato un ricordo lontano ma dandogli un’immagine e un significato nuovi.

Alcuni hanno parlato di nostalgia, di generazione che guarda al passato perché il nostro futuro è incerto e ci attacchiamo ai vecchi ricordi del passato, io invece dico che la cosa che mi ha gasato davvero di quell’esibizione è stata vedere una donna che, nonostante quelle premesse oggettificanti di “Non è la Rai”, sia riuscita a crescere, a maturare e diventare completa con tutte le sue imperfezioni.

Non sono esperta di nulla per poterla valutare come attrice o per la sua carriera ma ho amato come si sia presa il palco giocando con tutta quella roba adolescenziale, una canzone iconica, ingenua, di un amore che tutti abbiamo provato in quella fase della vita.

Un amore così forte che pensavamo potesse essere eterno.

Che le promesse si potessero mantenere, che quei pianti fossero l’apice del dolore che potevamo provare.

MADONNA CHE TENEREZZA.

Altro che nostalgia, è tenerezza, ma anche soddisfazione nel vedere come una donna di 45 anni sappia divertirsi nel cantare il suo passato con una nuova consapevolezza che non fa rimpiangere assolutamente quegli anni, anzi, fa gioire di averli superati ed essere diventata così nonostante quegli anni.

L’immedesimazione è stata esattamente quella: essere riuscita a prendere tutta quella roba che voleva ingabbiare per poi spiccare il volo in altri luoghi.

Oltretutto credo che sia stata anche una bellissima rappresentazione di quanto possa essere complicato il femminile oggi.

Voler essere leggera, giocare con tutto quello che una volta era essere cool e metterlo a disposizione di tutti come è diventata la sua canzone, un modo per non prendersi sul serio, ripensare ad un amore adolescenziale che sembrava la fine del mondo ed accorgersi all’improvviso che il mondo vero poi è arrivato dopo e dopotutto così male non è: alla faccia di chi vuole farci credere che la giovinezza sia il periodo più bello della vita, ma col cavolo proprio.

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Laureata in filosofia, giornalista pubblicista, podcaster, formatrice, amo i gatti, i libri e viaggiare.
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