I sopravviventi

Vorrei trovare solo parole gentili per parlare di questo libro, perché è stato scritto con una delicatezza che solo un’anima gentile può possedere.

Questa anima bella è Girolamo Grammatico, che pubblica il suo primo romanzo con Einaudi, lasciandomi nel cuore tante emozioni difficili da spiegare.

Ho conosciuto Girolamo quando scrivevo come praticante giornalista pubblicista, non ricordo chi contattò chi, ma ricordo perfettamente perché: c’era da scrivere un articolo sulla Notte dei senza dimora.

Non riuscimmo ad incontrarci dal vivo, però tenevo comunque a scrivere quell’articolo perché quell’evento mi sembrava importante e per quanto il giornale dove scrivevo non avesse molta notorietà, sentivo che andava fatto.

Scrissi l’articolo facendomi raccontare da Girolamo i dettagli importanti e ricordo ancora perfettamente la sua gratitudine nei miei confronti per quel piccolo aiuto che avevo dato.

Non mi sembrava di avere fatto chissà che, invece lui aveva fatto sembrare che fosse stato così.

Io e Girolamo per anni non ci siamo mai incontrati ma solo seguiti sui social, eppure quella capacità di vedere grandi piccole cose l’ho continuata a ritrovare sempre, anche quando ci siamo finalmente conosciuti dal vivo.

Questo libro è una piccola grande meraviglia.

Il protagonista è lui, o come è scritto, “il suo doppio giovanissimo: un ragazzo siciliano arrivato a Roma per studiare Sociologia pieno di ideali in testa, che sceglie di fare servizio civile nel più grande centro di accoglienza della capitale per persone senza dimora”.

Girolamo ha lavorato per circa diciassette anni con i senza tetto e lo racconta senza risparmiarci nulla, con tutte le difficoltà, i limiti dell’istituzione di cui ha fatto parte e l’impossibilità di poter davvero salvare qualcuno. Nella perseveranza di continuare a fare piccole cose di fronte ad un problema immenso, enorme, insormontabile, ho riconosciuto Girolamo, quella persona che si emoziona sinceramente per ogni minima gentilezza che vede intorno a sé.

“Le storie che racconto sono vere, nel senso che si sono svolte nella trama della mia vita”, scrive Girolamo e sono anche, aggiungo io, delle incredibili metafore della vita di ogni essere umano, della solitudine che si prova, del sentirsi invisibili, della ricerca di quel senso che cerchiamo nelle cose concrete di tutti i giorni, come il sentirsi a casa, la strada, l’attesa di un posto sicuro anche solo per una notte.

Di tutto questo intreccio di vite, luoghi, strade, sporcizia, cattivi odori, sguardi, sorrisi, paure, docce forzate, quello che alla fine resta, quello che salva, quello che ha senso sono le relazioni tra gli esseri umani.

Girolamo scrive:

Molti si sono arrovellati sui termini: barboni, clochard, senza tetto, senza casa, senza fissa dimora… sono tutte parole che usiamo in modo indiscriminato, eppure ognuno ha un significato diverso. (…) Alla fine si è scelto il sintagma “senza dimora” (…)Perché è costume definire una persona per ciò che non possiede, la casa, e non per ciò che è. (…) Perché la dimora ci definisce così tanto? (…) Per dimora si intende un luogo stabile, personale, riservato e intimo, nel quale ognuno di noi può esprimersi liberamente. Uno luogo sicuro, ma soprattutto un luogo fatto di relazioni. Io sono le mie relazioni. I senza dimora hanno tutti legami recisi da una serie di eventi catastrofici.

Se vivere è sopravvivere “I senza dimora sono dei sopravviventi. Sopravvivono alla miseria” e noi non vogliamo vederli perché ci disgustano, ci interrompono, ci rallentano e “incrociando i nostri sguardi pretendono da noi più di ciò che possiamo dare”.

E infine quella domanda che resta dentro:

Che cos’è l’aiuto?

Cosa significa aiutare davvero gli altri?

In un epoca in cui da dietro gli schermi pensiamo di stare facendo qualcosa, questo libro tira un pugno nello stomaco mettendoti di fronte la realtà, dove quello che resta è il valore dello scambio e dei piccoli gesti di cura tra le anime che cercano un senso alla vita.


Titolo: I sopravviventi

Autore: Girolamo Grammatico

Editore: Einaudi

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Laureata in filosofia, giornalista pubblicista, podcaster, formatrice, amo i gatti, i libri e viaggiare.
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