L’ultima speranza dei Vertex

Quando una persona che conosco bene scrive un libro e non lo fa per professione, sono sempre molto colpita sia per il fatto di averci provato ma soprattutto dalla tenacia di averlo concluso.

Dopo aver saputo di che cosa parla so già se sarà qualcosa nelle mie corde oppure no.

Da nota appassionata lettrice, mi sento poi quasi in dovere di leggerlo e questo mi procura un’ansia notevole perché alla fine dovrò dire cosa ne penso e, se non dovesse piacermi, fingere che mi sia piaciuto mi riesce abbastanza male.

Forse è per questo che ho tardato tanto a leggere il libro di Sergio Ferragina, persona a cui voglio molto bene e con cui conduco il podcast “Potrebbe Piacerti“.

Sergio, per sua natura, non chiederebbe mai a qualcuno di leggere il suo libro ed infatti anche con me non l’ha mai fatto, ma dal primo giorno che ho saputo che aveva scritto un romanzo, sapevo che avrei dovuto perlomeno provarci.

Questo libro “potrebbe piacermi”? -mi sono chiesta.

Le premesse erano tutte un no.

Se mi chiedi se c’è un reparto in libreria che per me non esiste e in cui neanche vado per curiosità a guardare è proprio dove ci sono i libri di fantascienza.

Con i film va meglio?

NO.

Se vuoi torturarmi mettimi a guardare qualsiasi cosa che abbia missioni, lotte, fatica, sangue, intrighi nello spazio e io mi annoierò in pochi istanti.

Per farvi capire quanto è grave questo mio “problema” (?), ho visto solo da circa un annetto i più importanti “Star Wars” e non dico che non mi siano piaciuti, però l’ho fatto perché sentivo lo sguardo di disapprovazione dei Sergio di questo pianeta sempre più forte, ma soprattutto per cultura personale, perché in effetti ci sono scene epiche che dovevo conoscere nel loro contesto.

Mi sono piaciuti?

Sì, ma senza particolare entusiasmo e non so se avrei il coraggio di dire no data la considerazione che hanno nel mondo.

Tutta questa lunghissima premessa per spiegare l’impegno che ci ho messo per leggere “L’ultima speranza dei Vertex” di Sergio Ferragina, perché questo romanzo è un mix di “fantascienza e genere fantastico”, come lui stesso lo ha definito ed io sono stata una pessima lettrice.

Ho sfruttato la mia amicizia con l’autore per farmi spiegare tutto quello che non capivo: i personaggi che dimenticavo dopo poche pagine, eventi che non mi tornavano, tutto dovuto al mio problema di concentrazione nel leggere e guardare tutto ciò che è fantascienza.

Penso di essere stata la sua peggiore lettrice di sempre.

Momento peggiore è stato quando Sergio mi ha chiesto come avessi preso la morte di un personaggio a lui molto caro e io nemmeno mi ricordavo fosse morto. Poi me lo sono ricordato per fortuna.

Nonostante questo, perché sì c’è un nonostante, credo che Sergio abbia fatto un lavoro incredibile.

Ha letteralmente creato un mondo e non qualcosa di approssimato dove far parlare dei personaggi, ma qualcosa di pensato nel minimo dettaglio: evoluzione linguistiche, mutamenti umani e animali, luoghi, percorsi, viaggi.

Il romanzo si ambienta a Gea, quella che una volta era la Terra, oggi devastata e inospitale dove il cielo è coperto da una coltre grigia che nasconde il sole.

I superstiti si sono nel tempo raccolti in gruppi più o meno organizzati.

Oltre agli umani altri esseri popolano Gea, tra cui i Vertex, che scopriremo essere delle mutazioni risultato di un esperimento finito male.

Un viaggio alla ricerca della salvezza per gli umani e i Vertex dove vedremo che nulla è mai completamente buono o cattivo e anche le migliori intenzioni possono avere conseguenze catastrofiche se male guidate e indirizzate.

Quello che ho apprezzato sin da subito sono stati i dialoghi tra i personaggi, il raccontare e descrivere anche momenti superflui alla storia, piccoli eventi che succedono solo per farti mettere a fuoco meglio i protagonisti, capirne il carattere o semplicemente per dare credibilità alle identità di ogni singolo.

Ammetto che ho trovato molto divertente ritrovare Sergio sparso nei vari caratteri attraverso alcuni modi di dire, in un certo umorismo, nel modo di arrabbiarsi, di voler bene, nel proteggere e se nessuno gli assomiglia particolarmente è evidente trovarlo nei personaggi che ha creato.

Non ho solo letto questo libro, l’ho anche ascoltato perché a Sergio non è bastato passare 7 anni per scriverlo, ma ha anche pensato di farne un podcast, facendo uscire ogni settimana un capitolo per 40 settimane.

Devo dire che sia la versione ebook che quella ad ascoltare sono valide alternative.

La lettura di Sergio è molto piacevole, con tanto di improvvisazione nel cambiare le voci per i vari personaggi: ammetto di aver riso spesso per la varietà di voci che ha dovuto inventare.

Credo che nonostante io non abbia le conoscenze per apprezzare appieno questo libro, è impossibile non vederne le qualità, la struttura solida, la buona scrittura.

Si respira forte tutte l’influenza e la passione del mondo che Sergio ha divorato negli anni tra libri, film, serie tv, fumetti.

Costruire un libro del genere da solo, senza alcun aiuto è davvero qualcosa di magistrale e quando un editore si accorgerà di cosa ha tra le mani, non credo che esiterà a volerlo pubblicare.

Un romanzo che potrebbe benissimo adattarsi al grande schermo o ad una serie tv perché ha davvero tutto ciò che serve per appassionare e far pensare.

Per cui appassionati di fantascienza e genere fantastico non potete perdervi questo libro e se conoscete qualche editore, fategli un fischio!

Potete ascoltare il libro su: https://link.chtbl.com/vertex

Se invece volete leggerlo potete chiedere a lui di mandarvene una copia scrivendogli su instagram o direttamente in mail.

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Laureata in filosofia, giornalista pubblicista, podcaster, formatrice, amo i gatti, i libri e viaggiare.
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