Crossroads

 

Mi vergogno un po’ ad ammettere che a me Crossroads non ha fatto impazzire.

Lo scrivo subito, ammetto la mia terribile colpa di non aver amato un romanzo che ha messo quasi tutti d’accordo.

È molto difficile trovare recensioni non concordi sul fatto che sia un’opera maestosa e, in effetti, nonostante non lo abbia amato, nonostante sia stato faticoso finirlo, non posso dire che sia un libro che non vale la pena leggere. Anzi. Però, secondo me, devono esserci determinate condizioni.

Il tempo.

Ho fatto l’errore di iniziarlo l’ultimo giorno di ferie, mentre stavo tornando dalle vacanze, e dopo qualche giorno c’è stata la terribile immersione nelle attività da riprendere a settembre: lavoro, lavatrici, lavoro, lavatrici, caricare la lavastoviglie, svuotare la lavastoviglie, lavoro, ritirare i panni, lavoro, piegare i panni, pulizie, lavoro, aaaaaah!

Così mi sembra la routine normalmente e quindi passare dalla sdraio e dal mare a questo e leggere con costanza questo librone è stato complicato.

Ho passato anche interi giorni senza toccarlo e questo fa perdere decisamente il flusso che Franzen vuole trasmettere.

L’ideale, secondo me, è leggerlo in vacanza, quando si ha davvero tanto tempo per leggere e allora sì che lo si può apprezzare davvero.

Ammetto che a volte la lettura è stata faticosa. I capitoli praticamente non esistono, non sai mai quando poterti fermare e quindi vai avanti, magari non ce la fai più perché hai sonno e sì, a quel punto hai perso qualcosa di fantastico che Franzen aveva scritto con il suo grande talento.

Quindi ammetto che la lettura non è stata sempre al 100% dell’attenzione che meritava e questo sicuramente ha fatto perdere molto dell’entusiasmo che probabilmente avrei avuto se fossi stata ancora in vacanza.

Altro elemento importante: devono piacere i romanzi familiari.

A me piacciono, ma hanno anche un po’ stancato.

La famiglia Hildebrandt è il centro del romanzo: Russ e Marion e i loro quattro figli, Clem, Becky, Perry e il più piccolo, Judson. Siamo nel Midwest americano del 1971 e, mentre fuori c’è un’America in fermento con la guerra del Vietnam, i cambiamenti sociali e una nuova generazione che mette in discussione quella precedente, dentro casa Hildebrandt c’è già una specie di guerra familiare.

Russ è un pastore di una chiesa di un piccolo centro, ha un matrimonio ormai deteriorato e si è preso una cotta per una donna della sua congregazione. Il classico pastore che predica bene e razzola male.

Marion, la moglie, è per buona parte del romanzo parecchio fastidiosa, soprattutto per questa sua ossessione di dimagrire e per il rapporto molto tormentato che ha con se stessa e con il proprio passato. Però, andando avanti, è forse quella che ho trovato più interessante.

Poi ci sono i figli.

Clem, il maggiore, è appena tornato dal college ed è alle prese con la sua idea molto rigorosa di moralità e giustizia. Vorrebbe essere quello idealista che ha capito tutto e invece non ha capito niente. È anche legatissimo alla sorella Becky, con cui ha un rapporto molto intenso, quasi simbiotico.

Becky, invece, vince abbastanza tranquillamente il premio di persona peggiore della famiglia.

È popolare, bella, apparentemente perfetta e improvvisamente molto interessata alla religione e al gruppo giovanile della chiesa. Una combinazione che non promette assolutamente niente di buono.

Perry è il personaggio che forse mi ha fatto più pena. È intelligentissimo, ha problemi con la droga ed è uno di quei ragazzi che sembrano avere una consapevolezza superiore alla propria età e contemporaneamente nessuna capacità di gestire quello che pensano. La sua storia diventa progressivamente sempre più cupa e, tra tutti, è probabilmente quello per cui viene più spontaneo chiedersi quanto sia possibile salvarsi quando nessuno sembra riuscire davvero a fermarti.

Judson, il più piccolo, rimane molto più sullo sfondo rispetto agli altri, poi vedremo perchè. (Spoiler: ci sarà una trilogia)

Crossroads è un romanzo corale, Franzen entra continuamente nella testa dei diversi membri della famiglia e ci mostra come ognuno abbia una propria interpretazione della realtà, dei rapporti familiari e soprattutto di cosa significhi essere una brava persona. 

Chi è buono? Chi sta facendo la cosa giusta? Quanto possiamo essere egoisti continuando a considerarci persone perbene? Quanto è sincero il nostro altruismo?

Tutti i personaggi hanno una risposta diversa e sono convinti di avere ragione.

Altri argomenti portanti sono la religione e la fede, che condizionano profondamente il modo in cui questi personaggi prendono decisioni e giudicano se stessi e gli altri, rendendo a mio gusto personale, il romanzo a tratti noioso.

Ovviamente c’è anche l’amore, che qui prende praticamente tutte le forme possibili: matrimonio, desiderio, tradimento, innamoramenti adolescenziali, gelosia, bisogno di essere scelti, bisogno di essere perdonati.

Io credo che qualsiasi storia, se scritta bene, è una grande storia e questa è senza dubbio scritta benissimo. Franzen sa osservare le persone, sa entrare nelle loro contraddizioni e sa rendere interessanti anche le loro paranoie più assurde.

Ma la storia in sé non ha, almeno per me, qualcosa di così incredibile.

Dopo centinaia di pagine passate insieme a queste persone che prendono continuamente decisioni discutibili, mentono, si tradiscono, si giudicano e si autoflagellano, a un certo punto avrei voluto semplicemente lasciarli tutti lì nel Midwest e mollare, perché sapevo che alla fine non ci sarebbe stato nessun grande insegnamento, ed infatti così è stato, non che debba esserci per forza, ma dopo tanta fatica avrei voluto sentire addosso qualcosa di più oltre che l’ammirazione per uno scrittore che sa scrivere decisamente bene.

E proprio perché Franzen lo sa, ha deciso che  Crossroads sarà il primo volume di una trilogia A Key to All Mythologies, che lui stesso preferisce però definire un «trio of novels», cioè un terzetto di romanzi, più che di una trilogia vera e propria. 

Li leggerò? 

Adesso istintivamente mi viene da dire di no, ma potrei cambiare idea.

Quindi, Crossroads lo consiglio?

Sì, ma non a prescindere.

Lo consiglio a chi ama i romanzi familiari molto corposi, pieni di personaggi, sottotrame, psicologia e persone che si fanno complicatissime domande morali mentre prendono decisioni ancora più complicate.

Ma soprattutto lo consiglio quando avete tempo.

Tanto tempo.


Autore: Jonathan Franzen

Titolo: Crossroads

Edizioni: Einaudi

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Laureata in filosofia, giornalista pubblicista, podcaster, formatrice, amo i gatti, i libri e viaggiare.
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