Violenze di genere

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La violenza di genere non è un fenomeno eccezionale né una deviazione individuale ma un dispositivo sociale radicato, che si trasforma insieme alle strutture di potere che lo rendono possibile. Negli ultimi decenni, il pensiero femminista ha prodotto strumenti teorici e politici fondamentali per nominarla, denunciarla e contrastarla. Eppure, nonostante questa consapevolezza diffusa, la violenza continua a mutare forma, adattandosi ai contesti culturali, economici e tecnologici del presente.
È proprio in questo spazio di tensione tra sapere sociale accumulato e la complessità dei fatti che si colloca il libro di Costanza Jesurum. Per chi si occupa di questi temi troverà qualcosa che già sa ribadito bene ma soprattutto ci si interroga su qualcosa che non può non essere considerato ovvero quali siano i meccanismi psicologici e simbolici che permettono ad alcuni individui di trasformare il privilegio in dominio e la frustrazione in aggressione.
Con uno sguardo che intreccia dimensione strutturale e dimensione psichica, Jesurum invita a spostare il focus sull prevenzione, dalla risposta emergenziale alla trasformazione culturale. Non si tratta di cercare giustificazioni, ma di costruire strumenti più raffinati per riconoscere i segnali, intervenire prima e immaginare politiche che non si limitino a contenere la violenza, ma lavorino sulle sue radici.
Riconoscere il peso delle strutture culturali è indispensabile, ma non sufficiente. Se è vero che esistono molti “figli sani” del patriarcato, socializzati in modelli di dominio senza per questo trasformarli in violenza, è altrettanto vero che esistono fragilità psicologiche, disturbi della regolazione emotiva e forme di sofferenza mentale che possono nascondersi a lungo dietro comportamenti culturalmente tollerati, normalizzati o minimizzati. Finché restano invisibili, questi fattori possono sedimentarsi e radicalizzarsi, fino a emergere nelle forme più gravi di aggressione.
Pensare la violenza di genere anche in chiave psicologica non significa spostare la responsabilità dall’individuo alla malattia, né ridurre un fenomeno sociale complesso a un problema clinico. Significa, piuttosto, riconoscere che la prevenzione passa anche attraverso la salute mentale: attraverso l’educazione alle emozioni, l’accesso precoce al supporto psicologico, la capacità di leggere i segnali di disagio prima che si trasformino in controllo, rabbia o sopraffazione.
In questa prospettiva, la tutela della salute mentale diventa uno strumento di giustizia sociale. Non solo cura del singolo, ma investimento collettivo nella prevenzione della violenza. Perché intervenire prima che il conflitto diventi violenza non è un atto di indulgenza, ma una forma di responsabilità verso le vittime future e verso una società che sceglie di non limitarsi a punire il danno, ma di ridurne le condizioni di possibilità.


Autrice: Costanza Jesurum

Titolo: Violenze di genere. Prevenire, comprendere, curare

Edizioni: Ponte alle grazie

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Laureata in filosofia, giornalista pubblicista, podcaster, formatrice, amo i gatti, i libri e viaggiare.
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